Cosa succede
Renzo guarda il lazzaretto, dove si ammassano sedicimila appestati tra capanne, carri e portici pieni di malati e di morti, sotto un cielo cupo che annuncia il temporale. Cerca Lucia tra le capanne, ma vede solo uomini e capisce che le donne devono stare in un’altra parte. Passa accanto a un recinto dove balie e capre allattano i bambini rimasti senza madre.
All’improvviso scorge un cappuccino che somiglia a fra Cristoforo, lo cerca e lo ritrova: è proprio lui. Il frate ha chiesto di lasciare Rimini per assistere gli appestati ed è nel lazzaretto da circa tre mesi; è molto invecchiato e malato, ma accoglie Renzo con affetto, gli dà da mangiare e ascolta la storia di Lucia. Gli spiega che le donne sono in un quartiere a parte e che, prima di cercarla lì, deve guardare la processione dei guariti che padre Felice sta per guidare fuori. Quando però Renzo, all’idea che Lucia sia morta, giura di vendicarsi di don Rodrigo, fra Cristoforo lo respinge con durezza, ricordandogli che solo Dio può giudicare. Renzo dice di perdonare; il frate gli ricorda di aver ucciso anche lui un uomo per odio e lo esorta a un perdono vero, che arrivi fino all’amore per il nemico.
Poi lo conduce in una capanna dove giace don Rodrigo, colpito dalla peste e privo di coscienza da quattro giorni. Fra Cristoforo gli dice che quella condizione può essere un castigo o una misericordia, e che forse la salvezza di quell’uomo dipende dal suo perdono. I due pregano insieme accanto al malato, finché la campana chiama Renzo alla processione.
Perché è importante
Il capitolo porta al punto più alto il tema del perdono, che attraversa tutto il romanzo. Renzo arriva al lazzaretto con la speranza di ritrovare Lucia ma anche con il desiderio di vendetta; fra Cristoforo, che conosce per esperienza il peso dell’odio, gli mostra che la giustizia non spetta agli uomini. La scena accanto al letto di don Rodrigo rovescia i rapporti di forza dei primi capitoli: il potente è ridotto a un corpo inerme, e l’offeso è chiamato a pregare per lui.
Il ritorno di fra Cristoforo, sfinito ma animato dalla carità, chiude il cerchio aperto con il trasferimento imposto nel capitolo XIX. Il capitolo prepara l’incontro con Lucia nel XXXVI, dove il frate avrà ancora un ruolo decisivo.
Passi da ricordare
«tu chiedi una persona viva al lazzeretto!» Il frate prepara Renzo alla possibilità che Lucia sia morta.
«Guarda chi è Colui che gastiga! Colui che giudica, e non è giudicato! Colui che flagella e che perdona!» Davanti al proposito di vendetta, fra Cristoforo ricorda a Renzo che il giudizio appartiene solo a Dio.
«finchè tu non abbia perdonato in maniera da non poter mai più dire: io gli perdono» Il perdono vero, spiega il frate, è quello che non ha più bisogno di essere dichiarato.
«Può esser gastigo, può esser misericordia.» Davanti a don Rodrigo morente, fra Cristoforo non pronuncia sentenze e lascia a Dio il senso di quella sofferenza.