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Analisi

Analisi: Alla luna

Metrica e struttura

Alla luna è formata da sedici endecasillabi sciolti. Appartiene agli idilli giovanili composti a Recanati intorno al 1819 e nelle prime edizioni si intitolava La ricordanza. Nei Canti segue La sera del dì di festa. I vv. 13-14 non facevano parte della prima redazione: Leopardi li aggiunse solo nelle ultime revisioni del testo.

Il componimento è un’apostrofe, cioè un discorso rivolto direttamente alla luna, e si divide in due parti. Nella prima (vv. 1-10) il poeta ricorda che un anno prima saliva sul colle, pieno d’angoscia, e vedeva la luna attraverso le lacrime; il confronto tra allora e adesso si chiude nella constatazione che la sua vita è ancora dolorosa. Questa parte è racchiusa tra due invocazioni, «O graziosa Luna» (v. 1) e «o mia diletta Luna» (v. 10), che le danno un andamento circolare. A metà del v. 10, con «E pur mi giova», comincia la seconda parte (vv. 10-16), in cui il racconto lascia il posto alla riflessione: ricordare, anche quando si ricorda un dolore, dà piacere, soprattutto nella giovinezza.

Lingua e stile

Il tema del ricordo attraversa tutto il testo grazie al lessico: «mi rammento» (v. 1), «la ricordanza» (v. 11), «la memoria» (v. 14), «il rimembrar» (v. 15). Sono verbi e nomi quasi sinonimi, che variano la stessa idea con parole della tradizione poetica.

Il gioco dei tempi verbali sostiene il confronto tra passato e presente. Gli imperfetti «venia» (v. 3), «pendevi» (v. 4) e «apparia» (v. 8) descrivono la scena di un anno prima, mentre il presente di «siccome or fai» (v. 5) mostra che la luna è rimasta uguale. Il punto di svolta è nei vv. 8-9: «travagliosa / era mia vita: ed è, né cangia stile». Il passaggio dall’imperfetto era al presente è, collegati dalla sola congiunzione, dice in pochissime parole che il dolore non è finito.

L’immagine della luna offuscata è costruita con precisione: il suo volto appariva «nebuloso e tremulo dal pianto» (v. 6). Le lacrime sono negli occhi del poeta, ma l’effetto viene attribuito all’astro, come se il dolore trasformasse ciò che si guarda. Il linguaggio è quello della lirica colta: «luci» (v. 7) indica gli occhi, «cangia» (v. 9) vale cambia, «noverar l’etate» (v. 11) significa contare il tempo, «speme» (v. 14) è la speranza. Frequenti enjambement allungano le frasi oltre il verso: «mi giova / la ricordanza» (vv. 10-11), «l’etate / del mio dolore» (vv. 11-12).

I due versi aggiunti contengono un’antitesi costruita in parallelo: «quando ancor lungo / la speme e breve ha la memoria il corso» (vv. 13-14). A lungo corrisponde breve, a speme corrisponde memoria. La chiusa è un’esclamazione che termina con una concessiva, «ancor che triste, e che l’affanno duri!» (v. 16), e lascia aperta la contraddizione tra piacere e sofferenza.

Interpretazione

La scoperta del componimento è che la memoria può rendere gradito perfino il dolore. Il poeta non dice che la sofferenza sia passata, anzi afferma che la sua vita è rimasta travagliata; eppure ripercorrere quel tempo, misurarne la durata, riconoscerlo come passato, gli dà una forma di sollievo. Il ricordo trasforma l’esperienza in qualcosa che si può contemplare a distanza, come la luna che il poeta guarda dal colle. Leopardi tornerà spesso su questa idea, fino a considerare la rimembranza una fonte essenziale del sentimento poetico.

I vv. 13-14 precisano che questo accade soprattutto nella giovinezza, quando la speranza ha davanti a sé una lunga strada e i ricordi sono ancora pochi. Il passato è breve e perciò non pesa; implicitamente, con l’età il rapporto si rovescia, e la memoria rischia di diventare un peso. L’aggiunta sposta così la riflessione da un’esperienza personale a una legge che riguarda la vita di tutti.

La luna ha qui il ruolo di confidente silenziosa e di testimone immutabile: allora come adesso illumina la selva, mentre l’uomo che la guarda soffre. La stessa figura torna con un peso ben maggiore nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, dove la luna viene interrogata sul senso dell’esistenza. Il tema del ricordo diventa invece centrale in Le ricordanze, dove il poeta, tornato nella casa paterna, ripensa ai luoghi e alle speranze della giovinezza con un bilancio molto più amaro.