Ser Cepparello da Prato è il protagonista della prima novella della prima giornata, la giornata a tema libero, raccontata da Panfilo. È un notaio che a Parigi frequenta la casa di Musciatto Franzesi, un ricchissimo mercante diventato cavaliere; i francesi, che non capiscono il suo nome, lo chiamano Ciappelletto. Boccaccio ne fa un ritratto senza attenuanti: redige atti falsi, giura il falso con piacere, semina discordie, uccide, bestemmia, non entra mai in chiesa, mangia e beve smodatamente e bara al gioco. Il giudizio finale è netto: «Egli era il piggiore uomo, forse, che mai nascesse.»
Musciatto, costretto a lasciare la Francia, lo manda in Borgogna a riscuotere i suoi crediti, proprio perché lo sa più malvagio dei borgognoni, che considera gente litigiosa e sleale. Lì Cepparello si ammala in casa di due fratelli fiorentini che prestano a usura. I due temono lo scandalo: se l’ospite muore senza confessione, o se nessun frate lo assolve, la gente del luogo se la prenderà con loro. Cepparello li sente e li tranquillizza con una frase che riassume il suo cinismo: «Io ho vivendo tante ingiurie fatte a Domenedio, che, per farnegli io una ora in su la mia morte, né piú né meno ne fará.» Si fa chiamare un frate anziano e stimato e gli rende una confessione interamente inventata: si dichiara vergine, si accusa di colpe minime, come aver fatto spazzare la casa un sabato pomeriggio o aver sputato in chiesa, e piange a lungo prima di rivelare il peccato più grave, aver offeso la madre da bambino. Il frate lo assolve convinto di avere davanti un santo e, dopo la sua morte, ne predica le virtù: la folla gli strappa di dosso le vesti come reliquie, lo venera e comincia a chiamarlo san Ciappelletto.
Cepparello è la prima prova, nel Decameron, del potere della parola: con un racconto costruito ad arte inganna un uomo sincero e un’intera città, e l’inganno non viene mai scoperto. Panfilo ne ricava una riflessione religiosa: Dio guarda alla fede di chi prega più che all’errore di chi sceglie il santo sbagliato, e perciò può esaudire anche chi si rivolge a un simile intercessore. Il narratore non esclude un pentimento finale, ma ritiene più probabile che Cepparello sia dannato. Aprendo la raccolta con questa figura, Boccaccio mette subito in luce la distanza tra ciò che gli uomini credono e ciò che è vero.