Lorenzo Alderani è l’amico più caro di Jacopo, il destinatario di quasi tutte le sue lettere e colui che, dopo la morte dell’amico, le raccoglie e le pubblica. Il libro si apre con una breve nota firmata da lui, in cui dichiara di voler innalzare con quelle pagine «un monumento alla virtù sconosciuta» e chiede al lettore compassione per il giovane infelice. Come Jacopo, anche Lorenzo ama una patria che non esiste più e ne subisce le conseguenze: nelle pagine narrative racconta di andare da mesi «profugo per l’Italia», costretto anche lui a lasciare Venezia.
Nelle lettere Lorenzo non parla quasi mai, ma la sua presenza si avverte continuamente. Jacopo gli risponde, lo ringrazia per i libri che gli manda tramite Michele, respinge i suoi consigli di prudenza, gli rimprovera i silenzi; a lui confida l’amore per Teresa, gli sfoghi politici, le tentazioni di morte. Lorenzo è l’amico ragionevole che tenta di salvare Jacopo da se stesso: lo spinge a riprendere gli studi a Padova, non rivela alla madre la violenza della sua passione per non spaventarla, cerca con ogni mezzo di affrettarne la partenza dai colli quando le lettere di Jacopo e del padre di Teresa lo allarmano. Durante l’assenza dell’amico va a trovare Teresa, ma gli scrive di lei solo poche righe.
Nella parte finale Lorenzo diventa il narratore. Interrompe la serie delle lettere per raccontare ciò che ha visto o saputo da testimoni: la malattia di Jacopo, i colloqui con il signore T***, il ritorno ai colli, l’addio alla madre, a cui assiste di persona. La sera prima della morte arriva da Venezia e vuole accompagnare l’amico fino ad Ancona; Jacopo lo manda a Padova a ritirare alcune lettere, e al suo ritorno Lorenzo lo trova già morto. L’ultima lettera di Jacopo è per lui: gli affida la madre, i libri, il fedele Michele e la propria sepoltura, e Lorenzo segue di notte il corpo fino al monte dei pini. Con la sua voce misurata e fedele, Lorenzo rappresenta l’amicizia come l’unico legame che resiste alla rovina di tutto il resto.