Il signore T*** è il padre di Teresa e della piccola Isabellina. Gentiluomo colto e onesto, ha conosciuto Lorenzo a Padova e si è ritirato in campagna sui colli Euganei per sfuggire alle prime violenze della folla. È lui a fare per primo visita a Jacopo, che lo descrive con simpatia: ha modi cortesi, un volto aperto e parla con sincerità. In breve lo accoglie in casa come un figlio, gli affida la compagnia delle figlie durante le sue assenze e gli presta i suoi libri di filosofia politica e di storia.
Il suo difetto, agli occhi di Jacopo, è l’ostinazione con cui mantiene la promessa di dare Teresa in sposa a Odoardo. Jacopo lo considera «un ottimo galantuomo», ma osserva che «ama svisceratamente sua figlia; spesso la loda, e la guarda con compiacenza; e intanto le tiene la mannaja sul collo». Le ragioni del padre emergono poco a poco. Passioni infelici e troppa magnificenza hanno dissestato il suo patrimonio, i nemici politici lo accusano di aver desiderato la libertà del suo paese, e imparentarsi con un uomo ricco e ben protetto gli sembra l’unico modo per salvare la famiglia. Considera inoltre l’opposizione della moglie un’offesa alla propria autorità, tanto che, per mantenere la parola data, ha accettato di separarsi da lei.
Quando capisce che Jacopo e Teresa si amano, non caccia il giovane. Va a trovarlo malato e gli chiede con dolcezza di allontanarsi: gli confessa che in altri tempi lo avrebbe voluto come genero, che lo stima e perfino lo teme, ma che quelle nozze rovinerebbero entrambe le famiglie, e lo prega di sacrificare la passione alla quiete di Teresa. Al ritorno di Jacopo lo accoglie con affetto e, nell’ultimo incontro, lo abbraccia più volte gemendo. La mattina della morte è il primo ad accorrere e riceve l’ultimo gesto dell’amico, che cerca di stringergli la mano; Lorenzo lo trova gettato disperatamente sul cadavere. Il signore T*** è una figura tragica: un uomo buono che, per paura e senso del dovere, sacrifica la felicità della figlia e dell’amico.