Libri di dominio pubblico

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Odoardo

Promesso sposo e poi marito di Teresa

Odoardo è il promesso sposo di Teresa, scelto dal padre di lei. È un uomo ricco e ben inserito, in attesa di un’eredità importante, e porta il titolo di marchese. Tutto ciò che il lettore sa di lui viene dalle lettere di Jacopo, che lo guarda fin dal primo incontro con evidente antipatia. Quando lo vede per la prima volta accanto al signore T***, lo liquida con una frase: «Sarà forse un bravo e buono giovine; ma la sua faccia non dice nulla».

Il padre di Teresa ne loda le qualità, buono, esatto e paziente; per Jacopo, invece, è un uomo dal cuore morto, che sa di musica e gioca bene a scacchi, ma fa ogni cosa con l’orologio in mano e si accende soltanto quando parla della sua ricca biblioteca. Lo paragona a un roseto senza fiori, che fa temere le spine. Durante il ritorno dalla gita ad Arquà cammina accanto a Teresa parlandole a lungo con aria autoritaria, e Jacopo sospetta che voglia sapere a ogni costo di che cosa lei abbia parlato con lui. Poco dopo parte per Roma, dove la morte di un cugino lo costringe a una lunga causa per l’eredità, e resta lontano per mesi, scrivendo a Teresa lettere che a Jacopo sembrano fredde.

Torna ai colli Euganei insieme a un giovane pittore. Jacopo si ritrae dal suo abbraccio e lo tratta con disprezzo; una sera, quando Odoardo giustifica il trattato di Campoformio, discute con lui gridando e piangendo di rabbia. Odoardo si lamenta del suo contegno con il padre di Teresa, si fa più guardingo e intuisce la ragione del cambiamento di Jacopo. Durante l’assenza del rivale sposa Teresa e, al suo ritorno, le resta sempre al fianco. Nell’ultimo incontro gli stringe la mano augurandogli buon viaggio, e la mattina seguente sorregge la moglie svenuta alla notizia della sua ferita. Il romanzo ne fa l’opposto del protagonista: tanto Jacopo è governato dalle passioni, tanto Odoardo è guidato dalla ragione fredda, dall’ordine e dall’interesse.

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