Cosa succede
Tornato in città, Pinocchio conta i minuti e poi corre al Campo dei miracoli, sognando di trovare un albero carico di migliaia di monete e di diventare un gran signore, con un palazzo, mille cavallini di legno e una libreria piena di canditi e di torte. Nel campo, però, non c’è nessun albero. Mentre annaffia di nuovo la terra con la ciabatta, un grosso Pappagallo ride di lui e alla fine gli spiega la verità: la Volpe e il Gatto sono tornati, hanno preso le monete d’oro sotterrate e sono fuggiti. Pinocchio scava con le mani una buca profondissima, ma le monete non ci sono più.
Disperato, corre in tribunale a denunciare i due ladri. Il giudice è un vecchio scimmione della razza dei Gorilla, con la barba bianca e gli occhiali d’oro senza vetri. Ascolta il racconto con benevolenza e perfino con commozione, poi suona il campanello e ordina a due cani mastini vestiti da gendarmi di mettere in prigione proprio il derubato. Pinocchio resta in cella quattro mesi. Esce solo quando il giovane Imperatore della città di Acchiappacitrulli, per festeggiare una vittoria, fa aprire le carceri a tutti i malandrini: il carceriere all’inizio non vuole liberarlo, ma il burattino si dichiara malandrino anche lui e ottiene di uscire.
Perché è importante
Il capitolo chiude la storia delle monete d’oro regalate da Mangiafoco nel capitolo 12, che la Volpe e il Gatto avevano convinto Pinocchio a seminare nel capitolo 18. Il Pappagallo esprime una delle idee centrali del libro: il denaro non cresce da solo, ma si guadagna con il lavoro o con l’intelligenza. È una lezione che Pinocchio sentirà ripetere più volte, fino al paese delle Api industriose del capitolo 24.
La scena del tribunale è una satira della giustizia. Ad Acchiappacitrulli, dove nel capitolo precedente Pinocchio ha visto animali ridotti in miseria accanto alle carrozze di volpi e uccelli rapaci, chi subisce un torto viene punito e chi lo commette resta libero. Il rovesciamento arriva all’assurdo quando il burattino, per uscire di prigione, deve dichiararsi colpevole.
Passi da ricordare
«bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa»
Il Pappagallo, che ha imparato la lezione a proprie spese, contrappone il guadagno onesto al sogno della ricchezza facile.
«Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.»
La sentenza del giudice rovescia la logica della giustizia, e proprio per questo fa ridere e insieme indigna.
«Domando scusa; […] sono un malandrino anch’io.»
Pinocchio ottiene la libertà solo fingendosi colpevole, ultimo paradosso di un capitolo costruito sull’ingiustizia.