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Riassunto

Riassunto: Capitolo 21

Cosa succede

Stretto nella tagliola, Pinocchio piange e chiama aiuto, ma intorno non c’è nessuno, e intanto scende la notte. Passa una lucciola, alla quale il burattino chiede di liberarlo. La lucciola ha pietà di lui, ma quando scopre che l’uva non era sua gli ricorda che la fame non autorizza a prendere la roba degli altri, e Pinocchio promette che non lo farà più.

Arriva il padrone del campo, un contadino che viene a controllare se nella trappola sia rimasta presa una delle faine che gli mangiano i polli. Trovando un ragazzo, lo accusa di rubargli le galline; Pinocchio giura di aver preso soltanto due grappoli d’uva, ma il contadino non gli crede. Lo porta di peso fino a casa e, siccome proprio quel giorno gli è morto il cane da guardia, decide che il burattino ne prenderà il posto. Gli infila al collo un collare pieno di punte d’ottone, legato con una catena al muro, e gli spiega che, se piove, può dormire nel casotto di legno del cane e che, se arrivano i ladri, deve abbaiare.

Rimasto solo sull’aia, al freddo, affamato e spaventato, Pinocchio si sfoga: dice che se lo merita, perché ha voluto fare il vagabondo e dare retta ai cattivi compagni, e che se fosse rimasto a casa con il suo babbo ora non si troverebbe lì a fare il cane da guardia. Poi entra nel casotto e si addormenta.

Perché è importante

Il capitolo porta Pinocchio a una condizione umiliante: il burattino che vorrebbe diventare un ragazzo si ritrova legato alla catena come un animale. È un primo segno di una degradazione che diventerà molto più grave nei capitoli 32 e 33, quando Pinocchio si trasformerà davvero in un asino.

Ancora una volta un animale, la lucciola, fa la parte della coscienza, come in precedenza il Grillo-parlante e il Pappagallo del capitolo 19. Anche il lamento finale conta: Pinocchio non accusa la sfortuna, ma riconosce le proprie colpe e le collega alle scelte che ha fatto, preparando il comportamento onesto del capitolo seguente.

Passi da ricordare

«La fame, ragazzo mio, non è una buona ragione per potersi appropriare la roba che non è nostra»

La lucciola riassume la morale dell’episodio: il bisogno non giustifica il furto.

«Chi ruba l’uva è capacissimo di rubare anche i polli.»

Il ragionamento sbrigativo del contadino mostra come una piccola colpa basti a far sospettare di quelle più gravi.

«Oh, se potessi rinascere un’altra volta!»

Nel desiderio di ricominciare da capo si sente già l’aspirazione di Pinocchio a una vita diversa, che si realizzerà solo alla fine del libro.