Cosa succede
Mentre il pescatore sta per gettare Pinocchio in padella, nella grotta entra un grosso cane attirato dall’odore di frittura. Il burattino lo chiama con un filo di voce: è Alidoro, che lo afferra delicatamente con i denti e scappa via. Sulla strada del paese il cane lo posa a terra, gli spiega che ha soltanto ricambiato il favore, e i due si salutano da amici.
Da un vecchietto Pinocchio viene a sapere che Eugenio è vivo ed è tornato a casa, e che a ferirlo è stato «un certo Pinocchio», un ragazzaccio. Il burattino finge di non conoscerlo e ne fa grandi lodi, ma il naso gli si allunga; spaventato, ammette che quel Pinocchio è davvero un disubbidiente, e il naso torna normale. Poi si fa dare dal vecchio un sacchetto vuoto da lupini e se lo infila come camicia.
Di notte, sotto la pioggia, arriva alla casa della Fata e, dopo molte esitazioni, bussa piano. Dall’ultimo piano si affaccia una Lumaca con un lumino in testa, che promette di scendere ad aprire; ma passano le ore e la porta resta chiusa. Pinocchio, furioso, afferra il battente, che diventa un’anguilla e scappa, poi tira un gran calcio alla porta e resta tutta la notte con un piede conficcato nel legno. All’alba la Lumaca arriva finalmente giù, ma non sa liberarlo; più tardi gli porta da parte della Fata una colazione finta, di gesso, cartone e alabastro, e il burattino sviene.
Si risveglia su un divano accanto alla Fata, che lo perdona ancora una volta. Ora Pinocchio mantiene la promessa: fino alla fine dell’anno studia e si comporta bene, e agli esami è il migliore della scuola. La Fata gli annuncia allora che il giorno dopo diventerà un ragazzo e fa preparare una grande colazione per festeggiare con i compagni. Ma, avverte il narratore, nella vita dei burattini c’è sempre un «ma».
Perché è importante
Il capitolo porta Pinocchio a un passo dalla meta: dopo l’ennesimo perdono, il burattino dimostra di saper mantenere la parola, e la trasformazione promessa nel capitolo 25 sembra ormai certa. L’ultima frase, però, sospende tutto e prepara la tentazione del capitolo 30.
Tornano qui motivi già noti: il naso che si allunga con le bugie, come nel capitolo 17; il bene che viene restituito, con Alidoro; la punizione che, prima del perdono, fa provare al burattino l’umiliazione e la fame. Il sommario iniziale annuncia una gran colazione di caffè e latte, ma il capitolo si interrompe prima della festa.
Passi da ricordare
«Si sa: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l’uno con l’altro.»
Alidoro trasforma il suo gesto in una regola di solidarietà valida per tutti.
«io sono un monello che prometto sempre di correggermi, e non mantengo mai!»
Sulla strada verso la casa della Fata, Pinocchio giudica con lucidità il proprio carattere, fatto di promesse non mantenute.
«Disgraziatamente, nella vita dei burattini, c’è sempre un ma […]»
L’ultima frase del capitolo, che parla di un «ma» capace di sciupare ogni cosa, interrompe la festa annunciata e fa temere una nuova caduta.