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Riassunto

Riassunto: Capitolo XX

Cosa succede

Il castello dell’Innominato domina da un poggio una valle stretta e selvaggia, sul confine tra due stati, dove nessun birro osa entrare. Don Rodrigo lascia i bravi alla taverna della Malanotte, ai piedi della salita, e viene ricevuto dall’Innominato, un uomo di più di sessant’anni ma ancora pieno di forza. Gli espone l’impresa esagerandone le difficoltà, il monastero, la signora; l’altro lo interrompe e la prende su di sé, anche perché Egidio, il vicino del monastero di Monza, è uno dei suoi complici.

Rimasto solo, l’Innominato si sente infastidito della promessa. Da tempo i delitti gli pesano nella memoria, il pensiero della vecchiaia e della morte lo spaventa nel silenzio della notte e gli sembra di sentire dentro di sé la voce di Dio; ma nasconde questa inquietudine dietro una ferocia più cupa. Per troncare ogni esitazione manda il Nibbio a Monza, ed Egidio risponde che basta una carrozza con due o tre bravi travestiti.

Egidio si serve di Gertrude, legata a lui da una lunga complicità nel male. La monaca prova ogni via per sottrarsi, tranne l’unica sicura, e obbedisce: con un pretesto manda Lucia da sola al convento dei cappuccini. Sulla soglia la richiama, come per trattenerla, ma poi si limita a ripeterle la strada. Lungo una via solitaria due uomini fermi accanto a una carrozza chiedono a Lucia la strada per Monza; il Nibbio la afferra e la chiude dentro con un fazzoletto sulla bocca.

Nel viaggio, che dura più di quattro ore, Lucia sviene, supplica i rapitori, poi prega con il rosario. Al castello l’Innominato l’aspetta con un’ansia insolita: vorrebbe mandarla subito da don Rodrigo, ma qualcosa dentro di lui glielo impedisce. Ordina allora a una vecchia serva, nata e cresciuta nel castello, di farsi portare in bussola alla Malanotte, di prendere la giovane e di farle coraggio.

Perché è importante

Nel capitolo si stringono insieme tre fili del romanzo: la prepotenza di don Rodrigo, la potenza dell’Innominato e la colpa di Gertrude, che tocca qui il punto più basso con il tradimento della ragazza affidata alla sua protezione. Manzoni mostra però che la crisi dell’Innominato è cominciata prima dell’incontro con Lucia: la paura della morte e il peso del passato preparano la conversione dei capitoli seguenti, che quindi non arriva all’improvviso.

Lucia oppone alla violenza soltanto la preghiera e il perdono. Le parole che rivolge ai rapitori, sulla morte che tocca a tutti e sulla misericordia di Dio, anticipano quelle che nel capitolo XXI colpiranno l’Innominato. Il narratore stesso abbrevia il racconto del viaggio, dicendo che la pietà gli impedisce di descriverne più a lungo le angosce.

Passi da ricordare

«Invecchiare! morire! e poi?» Nel silenzio del castello l’idea della morte fa nascere nell’Innominato una paura che nessun nemico gli aveva mai dato.

«Il delitto è un padrone rigido e inflessibile, contro cui non divien forte se non chi se ne ribella interamente.» Il narratore spiega così perché Gertrude, pur inorridita, finisce per obbedire a Egidio.

«Quello che m’avete fatto voi, ve lo perdono di cuore; e pregherò Dio per voi.» Chiusa nella carrozza, Lucia risponde alla violenza con il perdono.