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Riassunto

Riassunto: Capitolo XXVII

Cosa succede

Il narratore riassume la guerra per la successione di Mantova e del Monferrato. Il nuovo duca, Carlo Gonzaga di Nevers, ha amici potenti ma poco disposti ad aiutarlo; la Spagna vuole escluderlo e don Gonzalo, governatore di Milano, assedia Casale insieme al duca di Savoia, con scarso successo. Dopo la sommossa di Milano, per mostrare al residente di Venezia di non essere preoccupato, don Gonzalo protesta per l’accoglienza data a Renzo nel Bergamasco; poi se ne dimentica del tutto.

Renzo, che non lo sa, vive nascosto e vorrebbe comunicare con Agnese, ma non sa scrivere e deve affidarsi a uno scrivano. La prima lettera, spedita attraverso fra Cristoforo, non arriva mai; la seconda giunge ad Agnese, che se la fa leggere dal cugino Alessio. Il narratore descrive con ironia un carteggio tra persone che non sanno scrivere: chi tiene la penna interpreta e modifica i pensieri altrui, e alla fine le due parti si capiscono a fatica. Con la risposta arrivano a Renzo i cinquanta scudi e, velata da giri di parole, la notizia del voto, insieme al consiglio di rassegnarsi. Renzo, sconvolto, detta una risposta decisa: non si rassegnerà, terrà il denaro per la dote di Lucia e non crede che la Madonna voglia far mancare a qualcuno la parola data.

Lucia, saputo che Renzo è vivo e al sicuro, cerca di non pensare a lui, ma la sua immagine si insinua in ogni ricordo. Donna Prassede non la aiuta: gliene parla spesso per staccarla da quello che considera uno scapestrato, e le sue accuse spingono Lucia a difenderlo e a piangere. La nobildonna vorrebbe guidare anche la servitù, le figlie sposate o monache e i loro monasteri; solo il marito sfugge al suo governo.

Segue il ritratto di don Ferrante, uomo di studio con una biblioteca di quasi trecento volumi: esperto di astrologia, seguace di Aristotele, conoscitore di magia, di storia, di politica e soprattutto della scienza cavalleresca. Il narratore interrompe l’elenco per non annoiare il lettore e annuncia che fino all’autunno del 1629 nulla cambia per i personaggi, finché grandi avvenimenti pubblici non arrivano a travolgere anche loro.

Perché è importante

Il capitolo mostra come la storia dei potenti e quella degli umili si tocchino senza che gli umili se ne accorgano: la protesta di don Gonzalo, per lui una mossa diplomatica subito dimenticata, costringe Renzo a cambiare nome e a vivere nel timore. Manzoni guarda questi meccanismi con distacco ironico, come quando paragona il governatore distratto a un baco da seta che cerca la foglia.

La pagina sulle lettere mostra la fatica di comunicare quando le parole devono passare per altre mani. I ritratti di donna Prassede e di don Ferrante preparano la parte milanese del romanzo: la prima confonde il bene con le proprie idee, il secondo possiede una cultura vasta ma ormai vecchia, fatta di autorità e di formule.

Passi da ricordare

«il poverino non sapeva scrivere, e neppur leggere, nel senso esteso della parola» È la difficoltà concreta che rende lenta e confusa la comunicazione tra Renzo e Agnese.

«che io il cuore in pace non lo voglio mettere, e non lo metterò mai» Renzo rifiuta con forza il consiglio di rassegnarsi alla perdita di Lucia.

«come i gemiti, i gridi supplichevoli, potranno ben trattenere l’arme d’un nemico, ma non il ferro d’un chirurgo» La similitudine spiega perché le lacrime di Lucia non fermano donna Prassede, convinta di agire per il suo bene.