Cosa succede
Sul treno del ritorno Mattia Pascal fantastica: riscatterà la Stìa e farà il mugnaio, pagherà i creditori, e intanto immagina il suo arrivo a casa, con la suocera che lo insulta e lui che conta in silenzio i biglietti da mille. Poi apre un giornale e trova una notizia da Miragno, il suo paese: nella gora del mulino della Stìa è stato ripescato un cadavere ormai decomposto, riconosciuto per quello del bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da giorni per dissesti finanziari. Sconvolto, pensa subito che sia stata la suocera a riconoscerlo e a una stazione salta giù dal treno per smentire con un telegramma. Il salto però gli fa intravedere un’altra possibilità: è libero, senza debiti, senza moglie e senza suocera, con ottantaduemila lire in tasca. Lascia ripartire il treno.
Si ferma ad Alenga e dal farmacista Grottanelli ordina copie del Foglietto, il giornale di Miragno diretto da Miro Colzi, detto Lodoletta. Nel buio del calesse capisce di dover scegliere un nome e scopre quanto sia difficile. Il giorno dopo legge la propria necrologia: il giornale racconta che, dopo la morte della madre e della figlia, Mattia aveva già tentato di annegarsi nella gora, fermato dal mugnaio Filippo Brina, e che il cavalier Pomino ha pronunciato l’elogio funebre. Mattia prova rimorso per lo sconosciuto sepolto al suo posto, a cui ruba il compianto dei parenti; poi si convince che non fa torto a nessuno e che moglie e suocera si sono affrettate a riconoscerlo sperando nell’aiuto di Malagna. Decide di accettare la propria morte.
Perché è importante
È il capitolo della svolta: un errore altrui trasforma Mattia in un morto per la società e gli offre la possibilità di ricominciare da capo. Il titolo, «Cambio treno», indica insieme il gesto sulla banchina e il cambio di vita. Pirandello mostra anche come l’immagine pubblica di una persona venga costruita dagli altri: la necrologia di Lodoletta, piena di retorica, attribuisce a Mattia virtù e dolori che non corrispondono alla verità. Già qui, però, la libertà mostra il suo lato inquietante: nel buio della strada Mattia si sente sospeso tra la vita e la morte, e non sa più come chiamarsi. Il capitolo 8 racconta la costruzione della nuova identità.
Passi da ricordare
«Ero morto, ero morto: non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera: nessuno! libero! libero! libero!» L’esplosione di gioia presenta la libertà come la fuga da ogni legame.
«mi sentivo paurosamente sciolto dalla vita, superstite di me stesso, sperduto, in attesa di vivere oltre la morte» La libertà appena conquistata porta con sé un senso di vuoto.
«Chi sono io ora? Bisogna che ci pensi.» La domanda apre il problema dell’identità che attraversa il resto del romanzo.
«Morto? affogato? Una croce, e non se ne parli più!» Mattia chiude il capitolo accettando con ironica leggerezza la propria morte civile.