Libri di dominio pubblico

Il fu Mattia Pascal

Pomino

Amico di Mattia, secondo marito di Romilda

Gerolamo Pomino, chiamato Mino, è l’amico di giovinezza di Mattia e di suo fratello Berto. Figlio unico del cavalier Gerolamo Pomino, un uomo ricco ma parsimonioso, ha sempre pochi soldi in tasca e segue ora l’uno ora l’altro dei fratelli, imitandone perfino il modo di camminare: «Mino era come l’ombra nostra», scrive Mattia, che si diverte a trascinarlo nelle sue imprese. È timido e indeciso, e il narratore lo tratta quasi sempre con un misto di affetto e di disprezzo.

È Pomino a notare per primo Romilda. Mattia, promettendo di aiutarlo a conquistarla, frequenta la casa della ragazza parlandole sempre dell’amico, ma finisce per innamorarsene lui stesso ed è ricambiato. Pomino non gli perdona quello che considera un tradimento; eppure, quando Mattia è ridotto in miseria, si commuove, gli offre il denaro che ha con sé e gli fa ottenere, grazie al padre diventato assessore comunale, il posto di bibliotecario nella biblioteca Boccamazza. Dopo la falsa morte dell’amico è lui, con il padre, ad aiutare Romilda e la madre. Poi sposa la vedova, con l’approvazione del cavaliere, che accoglie tutti nel suo palazzo; dal matrimonio nasce una bambina.

Nell’ultimo capitolo Pomino si trova davanti il marito tornato dal regno dei morti. Cade a terra per lo spavento, supplica Mattia di parlare con lui invece che con Romilda, si tormenta pensando che per la legge il suo matrimonio potrebbe essere annullato e finisce per chiedergli di sparire di nuovo. Quando Mattia lo accusa di avergli preso la moglie, risponde rovesciando i ruoli: «Tu a me non l’avevi tolta, prima, da vivo?» Mattia gli lascia Romilda e la figlia, ma nota con ironia che Pomino, così avaro, porta al collo un suo vecchio fazzoletto di seta. Pomino è l’uomo comune, pauroso e attaccato alle forme, che occupa senza fatica il posto lasciato vuoto da Mattia: la moglie, la casa, perfino gli oggetti del morto.

Gli altri personaggi