Libri di dominio pubblico

Il fu Mattia Pascal

Romilda Pescatore

Moglie di Mattia

Romilda è la figlia di Marianna Dondi, vedova Pescatore, e dell’incisore Francesco Antonio Pescatore, morto pazzo a Torino; Batta Malagna, cugino di famiglia, la chiama sua nipote. Mattia la conosce in casa della madre e ne resta subito colpito, soprattutto per gli occhi, «d’uno strano color verde, cupi, intensi, ombreggiati da lunghissime ciglia», incorniciati da capelli nerissimi. Va a trovarla con il pretesto di favorire l’amico Pomino, che l’ha notata per primo, ma se ne innamora ed è ricambiato.

Un giorno, alla Stia, Romilda scoppia in lacrime e supplica Mattia di portarla via, lontano dalla madre; pochi giorni dopo, invece, gli manda una lettera secca per troncare la relazione. Mattia la crede complice di un piano della vedova, che vuole far avere a Malagna il figlio che la moglie non gli dà. Romilda sosterrà di essersi gettata ai piedi dello zio chiedendogli aiuto, perché si sentiva già legata a un altro. Quando rimane incinta, comunque, Malagna costringe Mattia a sposarla. Il matrimonio è infelice fin dall’inizio: Romilda, sofferente per la gravidanza, gelosa del figlio che aspetta Oliva e sempre schierata con la madre, non sopporta più il marito, e la casa diventa un inferno di scenate e di miseria. Nascono due gemelle; una muore pochi giorni dopo, l’altra quando ha quasi un anno. Poco tempo dopo Mattia fugge, e quando nella gora del mulino della Stia viene ripescato un cadavere, Romilda e la madre lo riconoscono come suo.

Credendosi vedova, Romilda sposa Pomino e ha da lui una bambina. Quando Mattia ricompare, di notte, sviene; poi, durante la lunga conversazione che segue, parla poco, tiene gli occhi bassi e ammette soltanto: «Certo che piansi...», mentre la madre commenta che lui non se lo meritava. All’alba, porgendogli il caffè, gli chiede se lo prende ancora senza zucchero: un gesto di vecchia intimità che commuove Mattia, mentre lei abbassa lo sguardo e, al momento del saluto, le trema la mano. Vista quasi sempre attraverso il rancore del narratore, Romilda appare debole e dipendente dalla madre; nel finale lascia intravedere un affetto che il tempo e le convenzioni hanno sepolto.

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