Adriana è la figlia di Anselmo Paleari. Quando Adriano Meis va a vedere la camera in affitto, gli appare come «una signorinetta piccola piccola, bionda, pallida, dagli occhi ceruli, dolci e mesti, come tutto il volto»: veste di mezzo lutto per la morte della sorella Rita e porta una veste da camera troppo grande per lei. Sulle sue spalle pesa tutta la casa, perché il padre vive tra i libri e gli spiriti. È timida, seria e molto religiosa: nei primi giorni toglie dalla camera dell’inquilino l’acquasantiera in cui lui ha spento la sigaretta e la sostituisce con un portacenere. Soffre per le sedute spiritiche del padre e assiste con pazienza la signorina Caporale, che beve per disperazione.
Il cognato Terenzio Papiano vuole sposarla per non restituire al suocero la dote della moglie morta, e Adriana lo teme senza riuscire a ribellarsi. Con Adriano nasce a poco a poco un sentimento fatto di sguardi e di piccole confidenze; durante una seduta spiritica, al buio, lui le stringe la mano e i due si scambiano il primo bacio. Pochi giorni dopo Adriana è presente quando Adriano scopre che dal suo stipetto sono sparite dodicimila lire. Sconvolta, capisce subito chi è il ladro e lo supplica di denunciarlo: «Voglio liberar la mia casa dall’ignominia di quell’uomo!» Adriano, che non può rivolgersi alla polizia senza rivelare di non avere un’identità, le fa giurare di tacere; ma lei rivela il furto in famiglia, e lui, per non essere scoperto, dichiara di aver ritrovato il denaro.
Da quel momento Adriano capisce di non poterle offrire nulla, perché un uomo che non esiste non può sposarsi. Decide allora di farsi disprezzare: si mostra freddo e interessato e, in casa del marchese Giglio, corteggia Pepita Pantogada sotto gli occhi di Adriana, che soffre in silenzio. Poco dopo scompare, lasciando credere di essersi gettato nel Tevere. Nel viaggio di ritorno verso casa pensa ancora a lei, che forse lo aspetta piangendo, e le augura di dimenticarlo. Adriana è la figura più limpida del romanzo e rappresenta la vita affettuosa e normale che Mattia desidera e che la sua falsa libertà gli impedisce di vivere: proprio con lei il protagonista scopre che senza un nome non si può amare.