Cosa succede
Il burattinaio, che si chiama Mangiafoco, nonostante l’aspetto non è un uomo cattivo. Quando vede Pinocchio che si dibatte e urla di non voler morire, si commuove e fa un fortissimo starnuto, e Arlecchino sussurra al compagno che è un buon segno: Mangiafoco, quando si intenerisce davvero, invece di piangere starnutisce.
Continuando a fare il burbero, il burattinaio chiede a Pinocchio dei suoi genitori e, pensando al dolore del vecchio padre, decide di risparmiarlo. Gli serve però altra legna per l’arrosto, e ordina a due gendarmi di legno di gettare sul fuoco Arlecchino, che cade a terra per lo spavento.
Pinocchio si butta ai piedi di Mangiafoco e lo supplica chiamandolo signore, poi cavaliere, poi commendatore; il burattinaio rifiuta ogni titolo, finché al nome di Eccellenza si addolcisce. Quando però sente la richiesta di grazia per Arlecchino, risponde che, se ha risparmiato Pinocchio, deve bruciare l’altro. Allora il burattino si alza, getta via il berretto di mollica e chiede ai gendarmi di legare lui, perché non è giusto che il suo vero amico muoia al suo posto.
Tutti i burattini piangono, perfino i gendarmi. Anche Mangiafoco, dopo qualche resistenza, si commuove: starnutisce quattro o cinque volte, chiama a sé Pinocchio e si fa dare un bacio sulla punta del naso. Concede la grazia e si rassegna a mangiare il montone mezzo crudo, mentre i burattini, accese tutte le luci, ballano fino all’alba.
Perché è importante
Per la prima volta il buon cuore di Pinocchio si traduce in un’azione: il burattino, che finora ha pensato soprattutto a sé stesso, è pronto a morire per un amico, e il suo coraggio ottiene ciò che le suppliche non avevano ottenuto.
Mangiafoco è costruito sul contrasto tra aspetto e sostanza: sembra un orco, ma si commuove facilmente, e lo starnuto al posto delle lacrime rende comica la sua sensibilità. Il romanzo gioca spesso con le apparenze: nel capitolo 3 la folla aveva preso Geppetto per un tiranno, e nel capitolo 12 la Volpe e il Gatto nasconderanno le loro intenzioni dietro modi gentili. La scena dei titoli, invece, prende in giro la vanità di chi comanda, che si ammorbidisce appena si sente lusingato.
Passi da ricordare
«nel fondo poi non era un cattiv’uomo»: il narratore avverte subito il lettore che l’aspetto spaventoso di Mangiafoco non corrisponde al suo carattere.
«Il babbo, sì; la mamma non l’ho mai conosciuta»: con poche parole Pinocchio rivela di non avere una madre.
«No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me!»: è il primo gesto eroico del burattino, che offre la propria vita per salvare un amico.