Cosa succede
Pinocchio nuota tutta la notte in mezzo a una tempesta. All’alba vede un’isola, e un’onda lo scaraventa sulla spiaggia. Tornato il sereno, stende i vestiti ad asciugare e cerca invano sul mare la barchetta del padre. Si sente solo e triste, finché passa un Delfino molto cortese, che gli indica la strada per un paese vicino. Alla domanda su Geppetto, il Delfino risponde che con quella burrasca la barca sarà affondata e che il vecchio sarà stato inghiottito dal terribile Pesce-cane, più grande di un palazzo di cinque piani. Pinocchio, spaventato, si incammina in fretta.
Arriva così al paese delle Api industriose, dove tutti lavorano e non si trova un ozioso. Il burattino capisce subito che quel posto non fa per lui, ma è digiuno da ventiquattro ore. Chiedere l’elemosina lo fa vergognare, perché il babbo gli ha insegnato che possono farlo solo i vecchi e i malati; tuttavia, a occhi bassi, chiede un soldo ai passanti. Un carbonaio gliene offre quattro se lo aiuta a tirare due carretti, e Pinocchio rifiuta offeso; un muratore gliene offre cinque per portare la calcina, e Pinocchio non vuole far fatica; altre venti persone gli dicono di cercarsi un lavoro.
Infine una buona donnina con due brocche d’acqua lo lascia bere e gli promette pane, poi cavolfiore condito e infine un confetto al rosolio, se l’aiuta a portare a casa una brocca. Davanti all’ultima golosità il burattino cede e porta la brocca sulla testa. A casa della donna mangia avidamente; quando alza gli occhi per ringraziare, riconosce la voce, gli occhi e i capelli turchini della Fata, e le si getta ai piedi piangendo.
Perché è importante
Il capitolo mette al centro il tema del lavoro, uno dei valori su cui il libro insiste di più. Il paese delle Api industriose è l’opposto del Paese dei Balocchi dei capitoli 30 e 31, e le risposte dei passanti ripetono la lezione già data dal Pappagallo nel capitolo 19: il pane bisogna guadagnarselo. Pinocchio, però, cede solo alla promessa di un dolce, segno che il suo cambiamento è ancora lontano.
Il capitolo prepara anche la parte finale del romanzo: qui il Delfino nomina per la prima volta il Pesce-cane, che inghiottirà Pinocchio nel capitolo 34. Il rifiuto sdegnato di fare il somaro diventa ironico se si pensa alla trasformazione in asino del capitolo 32. Il ritrovamento della Fata, che Pinocchio credeva morta, apre il dialogo del capitolo seguente.
Passi da ricordare
«per vostra regola io non ho fatto mai il somaro; io non ho mai tirato il carretto!»
La superbia di Pinocchio suona ironica per il lettore, che più avanti lo vedrà trasformato proprio in un asino da lavoro.
«mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere un’indigestione»
Il carbonaio risponde con un’immagine legata al cibo, che colpisce il burattino nel suo punto debole.
«va’ piuttosto a cercarti un po’ di lavoro, e impara a guadagnarti il pane!»
Le parole ripetute da venti passanti esprimono la regola dell’intero paese delle Api industriose.