Cosa succede
Lucia arriva a casa con la mercantessa, e il mattino dopo Renzo la ritrova. Poi va da don Abbondio a fissare le nozze, ma il curato tergiversa: ricorda il bando che pesa ancora su Renzo e suggerisce di sposarsi altrove. Nemmeno le donne, che provano a loro volta, riescono a convincerlo. Renzo arriva allora con una notizia: nel palazzo di don Rodrigo si è insediato un marchese, suo erede, e dunque don Rodrigo è morto. Il sagrestano conferma, e don Abbondio cambia subito tono: esulta per la scomparsa del prepotente, dice che la peste è stata anche una scopa e promette di annunciare le nozze in chiesa la domenica seguente. Renzo dichiara di aver perdonato di cuore.
Il giorno dopo il marchese, un uomo buono che nella peste ha perso la moglie e i figli, visita don Abbondio con i saluti del cardinale e chiede come aiutare i due giovani. Su consiglio del curato compra le loro povere proprietà, pagandole il doppio del prezzo proposto, e si impegna a far cancellare il bando di Renzo. Arrivano la dispensa e l’assoluzione, e Renzo e Lucia sono sposati da don Abbondio nella loro chiesa. Il marchese li invita a pranzo nel palazzotto e li serve a tavola, prima di andare a mangiare a parte con il curato.
La famiglia si trasferisce nel Bergamasco. Nel nuovo paese alcuni trovano Lucia meno bella di quanto si aspettassero, e Renzo, offeso, diventa scontroso con tutti, finché con Bortolo compra un filatoio vicino a Bergamo e va a vivere là, dove Lucia è accolta bene. Gli affari prosperano; nasce una bambina, chiamata Maria, e poi altri figli, a cui Renzo fa imparare a leggere e a scrivere. Renzo ripete spesso ciò che ha imparato dalle sue avventure, ma Lucia gli fa notare che lei non è andata a cercare i guai: sono stati i guai a cercare lei. Insieme concludono che la condotta più cauta non basta a tenere lontane le sventure, e che la fiducia in Dio le addolcisce.
Perché è importante
L’ultimo capitolo mantiene la promessa del titolo, ma con un tono volutamente dimesso e ironico. Don Abbondio non cambia: celebra il matrimonio solo quando sa che il pericolo è scomparso, e la sua gioia per la morte di don Rodrigo contrasta con il perdono di Renzo. Il marchese che cancella il bando con una raccomandazione mostra che il mondo resta regolato dalla protezione dei potenti, anche se questa volta è usata a fin di bene.
Il matrimonio impedito all’inizio del romanzo si celebra nella stessa chiesa e per bocca dello stesso curato: il cerchio si chiude. Il finale non è però una favola, perché anche la vita nuova conosce delusioni, e la morale nasce dal confronto tra i due sposi sul rapporto tra colpa, sventura e Provvidenza. Il saluto finale al lettore, rivolto a chi ha scritto la storia e a chi l’ha rimessa in ordine, riprende la finzione del manoscritto presentata nell’Introduzione.
Passi da ricordare
«È stata un gran flagello questa peste; ma è anche stata una scopa» Nella gioia per la morte di don Rodrigo don Abbondio rivela il suo egoismo di sempre.
«Io gli ho perdonato di cuore» Renzo mostra di aver accolto fino in fondo l’insegnamento di fra Cristoforo.
«le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi» È la lezione che Renzo ricava dalle critiche rivolte a Lucia nel nuovo paese.
«la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore» Con questa conclusione, che il narratore chiama «il sugo di tutta la storia», si chiude il romanzo.