Cosa succede
’Ntoni comincia a tornare a casa ubriaco. Il nonno cerca in ogni modo di toccargli il cuore, e per una settimana il giovane sembra cambiato; ma la noia della domenica lo riporta all’osteria, e presto non se ne vergogna più. Con lo speziale discute dell’ingiustizia del mondo, ma quando don Franco gli parla di rivoluzione chiede che cosa gli darà in cambio. La Santuzza, che ha rotto con don Michele, lo prende a benvolere e lo mantiene con gli avanzi degli avventori.
Mentre la Vespa, sposato lo zio Crocifisso, diventa padrona della casa e Brasi Cipolla si lascia portar via dalla Mangiacarrubbe, il nonno va a cercare il nipote dietro la stalla della Santuzza e lo supplica piangendo. ’Ntoni gli risponde con parole amare sulla casa del nespolo e sulla fatica di una vita, e il vecchio se ne va schiacciato.
Le vicine evitano ormai la porta dei Malavoglia. Don Michele comincia a fermarsi a chiacchierare con Lia, che ride dei suoi complimenti ma rifiuta il fazzoletto di seta che vorrebbe regalarle; un giorno entra in casa per avvertire Mena che ’Ntoni frequenta i contrabbandieri, Rocco Spatu e Cinghialenta, e deve guardarsi da Piedipapera. ’Ntoni nega e si convince che il brigadiere ce l’abbia con lui. Lo zio Santoro e massaro Filippo, che senza don Michele non possono più far entrare il vino di contrabbando, spingono la Santuzza a far pace con lui, e l’ostessa diventa fredda con ’Ntoni. Quando don Michele torna all’osteria, ’Ntoni lo provoca davanti a tutti: i due si azzuffano sotto le panche finché Peppi Naso non li separa, e il giovane promette al brigadiere che gli darà il resto.
Perché è importante
Il capitolo segue la degradazione morale di ’Ntoni e il rovesciamento dei ruoli nella famiglia: ora è il nonno a farsi piccolo davanti al nipote. Le idee dello speziale sull’ingiustizia sociale restano per il giovane parole senza conseguenze, che servono a giustificare l’ozio e il risentimento.
Tutti i fili si stringono verso la tragedia del capitolo XIV. La rivalità con don Michele nasce da una questione di osteria e di donne, ma si intreccia con il contrabbando, con gli interessi di massaro Filippo e con la presenza del brigadiere davanti alla porta di Lia. Gli avvertimenti di don Michele restano inascoltati.
Passi da ricordare
«almeno quando non sono più in sensi non penso alla mia disgrazia»: ’Ntoni spiega il suo bere come una fuga da una condizione che sente senza via d’uscita.
«E voi cosa mi date per fare la rivoluzione?»: la domanda smonta con ironia i discorsi dello speziale, che ai poveri non hanno nulla da offrire.
«Ah! la casa del nespolo! Credete che sia il più bel palazzo del mondo, voi che non avete visto altro?»: ’Ntoni colpisce il sogno su cui il nonno ha costruito tutta la sua vita.
«degli uomini segnati guárdatene!»: il detto, riferito a Piedipapera, invita a diffidare di chi è pronto a vendere i compagni alle guardie.