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Riassunto

Riassunto: Capitolo III

Cosa succede

Dopo la mezzanotte si scatena la burrasca, e la domenica di settembre spunta nera. Le barche del villaggio sono al sicuro sulla spiaggia; la Longa gira per casa senza pace, padron ’Ntoni resta sulla riva insieme al figlio della Locca, che in mare ha il fratello Menico. Nella bottega del barbiere Pizzuto padron Cipolla sentenzia che tutti vogliono fare i negozianti per arricchire. All’osteria della Santuzza si ritrovano Rocco Spatu, Piedipapera, mastro Turi Zuppiddu, don Michele, il brigadiere delle guardie doganali, e compare Cinghialenta, mentre lo zio Santoro, il padre cieco dell’ostessa, chiede l’elemosina sulla porta.

In chiesa la Zuppidda rimprovera alla Longa di non essere venuta a messa, poi litiga con la Vespa, e le comari sparlano della Santuzza. Tutti pensano che quel vento sia una fortuna per i Cipolla, che hanno la paranza al sicuro, e una rovina per i Malavoglia. Lo zio Crocifisso prega davanti all’altare dell’Addolorata e poi va con Piedipapera a cercare padron ’Ntoni, per fargli riconoscere davanti a testimoni che i lupini sono stati dati a credito.

Al tramonto la Longa aspetta sulla sciara con i figli, guardando il mare in tempesta. Gli amici di Bastianazzo passano a farle compagnia in silenzio, e quelle attenzioni insolite la spaventano. Infine qualcuno la prende per un braccio e la riaccompagna a casa; davanti all’osteria gli avventori si affacciano a guardarla passare, e lo zio Santoro mormora un requiem. Vicino a casa comare Grazia Piedipapera e la cugina Anna le vengono incontro senza parlare: allora la Longa capisce, si caccia le unghie nei capelli con un grido e corre a chiudersi in casa.

Perché è importante

Il naufragio non viene raccontato: il lettore lo scopre come la Longa, attraverso i gesti e i silenzi del paese. È una scelta coerente con il metodo impersonale, che mostra la catastrofe dal punto di vista della comunità e non da quello di un narratore che sa tutto.

Il capitolo mescola dolore e calcolo. Le comari pregano e sparlano, gli uomini all’osteria scherzano sulla sorte di Bastianazzo, lo zio Crocifisso pensa al suo credito e padron Cipolla alla propria paranza al riparo. La morte di Bastianazzo e di Menico apre la serie delle sventure: nel capitolo IV la famiglia, rimasta senza barca e con il debito da pagare, dovrà affrontare il funerale e le pretese del creditore.

Passi da ricordare

«Adesso tutti vogliono fare i negozianti, per arricchire!»: padron Cipolla giudica il negozio dei lupini come un peccato di ambizione, secondo la morale immobile del paese.

«quell’acqua e quel vento erano tutt’oro per i Cipolla»: in una sola frase il narratore mostra che la stessa tempesta arricchisce gli uni e rovina gli altri.

«La poveretta che non sapeva di essere vedova»: il paese conosce già la verità, mentre la Longa continua a sperare.

«E la barca era carica! Più di quarant’onze di lupini!»: il commento della gente riporta il lutto al denaro perduto, con amara ironia.