Cosa succede
Il guaio peggiore è che i lupini sono stati presi a credito. Lo zio Crocifisso, detto Campana di legno perché non sente ragioni quando lo si vuole pagare con le chiacchiere, vive prestando denaro con il pegno e a interesse, e sa ripetere soltanto che «Quel che è di patto non è d’inganno». Ai funerali di Bastianazzo, dove recita il deprofundis con i confratelli della Buona Morte, fa il conto delle spese e dichiara che il suo credito è sacro.
La casa del nespolo si riempie di gente per la visita del morto. Gli amici portano pasta, uova e vino; compare Alfio Mosca regala una gallina a Mena e le dice che avrebbe voluto trovarsi lui al posto del padre. Per tenere viva la conversazione si parla di tutto: del prezzo delle acciughe, delle tasse, del filo del telegrafo che secondo padron Cipolla si porterebbe via la pioggia. Don Silvestro fa ridere tutti con una battuta sulla tassa di successione, la Zuppidda se la prende con gli esattori, donna Rosolina con Garibaldi, la Santuzza loda il morto. Intanto i vicini stimano a occhio il valore della casa, finché don Silvestro rivela che su di essa pesa l’ipoteca dotale di Maruzza. Padron Cipolla, che aveva parlato del matrimonio tra Mena e suo figlio Brasi, se ne va freddo freddo.
Rimasti soli, i Malavoglia tornano a piangere. Padron ’Ntoni dice che sono rovinati, ma che il debito va pagato perché nessuno possa dire che sono diventati birbanti, e si rimprovera di aver mandato lui il figlio in mare. La Longa ripensa di continuo a quella notte, Luca indossa il giubbone del padre, la Locca strilla dietro la porta che le rendano il suo Menico. La cugina Anna e la Nunziata aiutano la famiglia nelle faccende di casa.
Perché è importante
Il capitolo mette a confronto due morali. Per il paese la disgrazia è soprattutto un fatto economico: si calcola quanto vale la casa, si discute di ipoteche e si prevede la fine dei Malavoglia. Per padron ’Ntoni, invece, pagare il debito è una questione d’onore, anche a costo di perdere tutto. La visita del morto, con le sue risate e i suoi pettegolezzi, mostra una comunità che partecipa al lutto senza smettere di pensare ai propri affari.
Emerge anche la solidarietà tra i poveri, come la cugina Anna, la Nunziata e Alfio Mosca, che resteranno vicini alla famiglia nei capitoli successivi. La casa del nespolo diventa il centro della vicenda: nel capitolo V viene ritrovata la Provvidenza, nel VI arriva l’usciere.
Passi da ricordare
«Nè visita di morto senza riso, nè sposalizio senza pianto»: il proverbio giustifica le risate durante la visita e rivela l’ambiguità di questo rito collettivo.
«il galantuomo come impoverisce diventa birbante»: padron ’Ntoni cita il proverbio per smentirlo e fa del pagamento del debito una prova di dignità.
«Egli è andato perchè ce l’ho mandato io»: il senso di colpa del vecchio si unisce al dolore per il figlio e al pensiero dei lupini.