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Riassunto

Riassunto: Capitolo 12

Cosa succede

Anselmo Paleari annuncia ad Adriano Meis uno spettacolo di marionette sulla tragedia di Oreste e gli propone una bizzarria: se, nel momento della vendetta, si strappasse il cielo di carta del teatrino, Oreste resterebbe sconcertato da quel buco e diventerebbe Amleto. Adriano pensa che le marionette siano fortunate, perché non conoscono dubbi, e che il loro modello sia Papiano, uomo intraprendente e senza scrupoli, che tocca tutto e circonda Adriano di cerimonie insidiose per farlo parlare. Adriano vorrebbe andarsene, ma non ci riesce: si è innamorato di Adriana.

Una sera trova la Caporale in lacrime sul terrazzino. La donna, che ha bevuto, si confida: dice di sentirsi brutta, vecchia e sola, racconta che per Papiano ha perso i suoi risparmi e perfino il pianoforte con cui componeva, e rivela il piano del cognato di Adriana. Papiano le promette la restituzione del denaro se lei lo aiuterà a convincere Adriana a sposarlo: così non dovrà restituire al suocero la dote della moglie morta, Rita. Arrivano Adriana e poi il fratello di Papiano, Scipione, un epilettico che la Caporale chiama la spia. Irritato dalla sottomissione di Adriana, Adriano fa allontanare Scipione dal baule su cui sta sempre accovacciato davanti alla sua porta e comincia a corteggiare apertamente la ragazza, in una sfida con Papiano.

Papiano, però, cambia tattica. Una sera porta in casa un ubriaco torinese, Francesco Meis, impiegato all’agenzia delle imposte, convinto di essere cugino di Adriano, e Adriano capisce che il rivale sta frugando nel suo passato. Pochi giorni dopo sente nel corridoio la voce dello spagnolo conosciuto a Montecarlo e ne è atterrito. Si tratta però di un caso: lo spagnolo, don Antonio Pantogada, giocatore di professione, è il genero del marchese Giglio d’Auletta ed è venuto a Roma per spillargli denaro, minacciando di riprendersi la figlia Pepita. Temendo di essere riconosciuto, Adriano si guarda allo specchio, dove l’immagine del fu Mattia Pascal gli consiglia di farsi operare l’occhio.

Perché è importante

La parabola dello strappo nel cielo di carta è uno dei passi più noti del romanzo: descrive l’uomo moderno che, perdute le certezze, non riesce più ad agire con la sicurezza degli eroi antichi. Adriano stesso è in questa condizione: davanti a Papiano sa di poter reagire solo fuggendo. Il capitolo intreccia riflessione e intrigo: Papiano diventa un nemico concreto e il passato di Mattia minaccia di riaffiorare. L’operazione all’occhio, pensata prima per vanità e ora per paura, porta ai quaranta giorni al buio del capitolo 13.

Passi da ricordare

«Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta.» Paleari riassume in un’immagine la crisi della coscienza moderna.

«Beate le marionette […] su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi!» Adriano invidia chi vive senza dubbi e senza domande.

«Io potrei ribellarmi in una sola maniera: andandomene.» La frase mostra quanto sia limitata la libertà di chi vive sotto falso nome.

«In che brutto impiccio ti sei cacciato, Adriano Meis!» Nello specchio il vecchio Mattia parla al nuovo Adriano, segno di un’identità divisa.