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Riassunto

Riassunto: Capitolo 18

Cosa succede

Mattia Pascal arriva a Miragno di sera, in preda alla rabbia. Va al palazzo dei Pomino e da una fascia di lutto capisce che il vecchio cavalier Pomino è morto. Suona; risponde la vedova Pescatore, che fugge atterrita sentendo il suo nome. Pomino apre la porta e cade a sedere per terra; Romilda compare con la neonata al seno, sviene e, nella confusione, la bambina resta in braccio a Mattia. Cullandola, lui sente sbollire l’odio.

Nella notte si discute. Mattia minaccia di far valere la legge e di riprendersi Romilda, poi scoppia a ridere e dichiara che la lascerà a Pomino: lui ha un figlio che passa per figlio di Malagna, lei una figlia di Pomino, e dunque sono pari. Non chiederà l’annullamento delle nozze e non si farà nemmeno riconoscere vivo ufficialmente, se non sarà costretto; gli basta che tutti sappiano che è vivo. Pomino, sconvolto, lo prega di andarsene lontano, ma Mattia rifiuta. Viene a sapere che nessuno ha mai portato un fiore sulla sua tomba e che Pomino padre aveva ottenuto per Romilda una piccola pensione, poi aveva acconsentito alle nozze. All’alba Romilda prepara il caffè e, porgendogli la tazza, gli chiede se lo prenda ancora senza zucchero. Mattia si commuove, saluta e se ne va.

Per le strade nessuno lo riconosce, perché nessuno pensa più a lui. Nella biblioteca trova don Eligio Pellegrinotto, che lo accoglie con gioia e lo porta in paese: la notizia si sparge, ma a tutte le domande Mattia risponde soltanto che torna dall’altro mondo e che ha fatto il morto. Malagna non si fa vedere; Oliva, incontrata dopo la messa con il suo bambino di cinque anni, che è figlio di Mattia, lo guarda con affetto. Mattia vive ora con zia Scolastica e passa le giornate in biblioteca, dove in sei mesi, aiutato da don Eligio, ha scritto la sua storia. Per il prete la lezione è che fuori dalla legge non si può vivere; Mattia gli risponde che lui non è rientrato né nella legge né nella propria vita. Di tanto in tanto va al cimitero a guardare la lapide dettata da Lodoletta sulla tomba dello sconosciuto.

Perché è importante

Il capitolo chiude il romanzo in modo circolare: il narratore torna nella biblioteca da cui era partito il racconto, e la risposta sul proprio nome che apriva il capitolo 1 si trasforma nella formula del titolo. Il ritorno non restituisce a Mattia il suo posto: la moglie appartiene a un altro, il paese lo ha dimenticato, la legge non lo ha ancora reintegrato. Resta un uomo sospeso, né vivo né morto, che osserva la propria vita dall’esterno. La scena notturna, tra farsa e tenerezza, è un esempio compiuto dell’umorismo pirandelliano: la vendetta progettata si scioglie nella pietà, e un gesto minimo come il caffè senza zucchero basta a riaprire il ricordo di un legame perduto.

Passi da ricordare

«Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito...» Il ritorno a Miragno mostra che la morte sociale è definitiva.

«Tu, al solito, senza zucchero, è vero?» La domanda di Romilda riporta per un attimo il ricordo della vita comune.

«fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.» Don Eligio trae dalla vicenda una morale che Mattia non accetta del tutto.

«Eh, caro mio... Io sono il fu Mattia Pascal.» L’ultima battuta dà il titolo al libro e definisce un’identità ormai solo al passato.