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Riassunto

Riassunto: Capitolo 3

Cosa succede

Mattia Pascal corregge quanto aveva detto: in realtà non ha conosciuto il padre, morto in Corsica di febbre quando lui aveva quattro anni e mezzo. Il padre ha lasciato nell’agiatezza la moglie e i due figli, Mattia e Roberto, detto Berto, di due anni più grande. In paese si mormora che quella ricchezza venisse da una partita a carte; certo è che l’uomo l’aveva investita in terre e case: le Due Riviere, il podere della Stìa con il mulino, il vigneto dello Sperone, la villa di San Rocchino.

Rimasta vedova, la madre, mite, malaticcia e senza esperienza, affida il patrimonio all’amministratore Batta Malagna, che la deruba. Se ne accorge zia Scolastica, sorella del padre, zitella collerica che vorrebbe far sposare alla cognata un vedovo timido e azzimato, Gerolamo Pomino; la madre non ne vuole sapere. Il figlio di Pomino, anche lui Gerolamo, frequenta la casa e diventerà amico di Mattia.

Mattia e Berto crescono senza scuola, affidati al precettore Pinzone, che si lascia comprare dai ragazzi con un litro di vino e poi racconta tutto alla madre, e che riempie loro la testa di indovinelli e giochi di parole. Zia Scolastica detesta soprattutto Mattia, con la sua faccia placida e un occhio storto: lui ha buttato via gli occhiali che dovevano correggerlo e a diciott’anni si è fatto crescere un gran barbone rossiccio. Berto invece è bello e vanitoso.

Intanto Malagna lamenta annate cattive e debiti, e una dopo l’altra vende le proprietà: restano soltanto le case e la Stìa. Berto si salva con un matrimonio vantaggioso; per Mattia, invece, la rovina passerà proprio dal matrimonio. Prima di raccontarlo si rivolge a don Eligio Pellegrinotto, che gli consiglia, per il tono, di leggere Boccaccio o Bandello.

Perché è importante

Qui comincia davvero la storia della vita di Mattia, costruita su ritratti comici e insieme amari: la madre fragile, la zia furiosa, il ridicolo Pomino, il precettore traditore, l’amministratore ladro. È un esempio del modo in cui Pirandello mostra insieme il lato buffo e quello doloroso delle persone. L’immagine della talpa che scava sotto i piedi della famiglia anticipa la rovina raccontata nei capitoli 4 e 5.

Alcuni particolari peseranno sul seguito. L’occhio storto è il segno di Mattia che resterà anche nel volto di Adriano Meis e sarà corretto con un’operazione nel capitolo 13. Pomino figlio sarà coinvolto nella vicenda di Romilda. Il dialogo con don Eligio ricorda che il racconto viene scritto nella biblioteca, a fatti avvenuti.

Passi da ricordare

«Senti il vuoto? La talpa! la talpa!» Con queste grida zia Scolastica denuncia l’amministratore che sta svuotando il patrimonio dei Pascal.

«Fummo due scioperati; non ci volemmo dar pensiero di nulla» Mattia riconosce con franchezza la propria parte di colpa nella rovina.

«un occhio, il quale, non so perchè, tendeva a guardare per conto suo, altrove.» Il difetto fisico diventa quasi il simbolo di uno sguardo che non si allinea a quello degli altri.

«un ladro più ladro di Batta Malagna non nascerà mai più su la faccia della terra.» L’iperbole mostra il rancore del narratore verso l’uomo che diventerà anche suo parente.