Cosa succede
Zeno Cosini ritrova su un libro l’appunto con la data della morte del padre, il 15 aprile 1890, accompagnato dalla sigla di un’ultima sigaretta. La morte della madre, quando lui non aveva ancora quindici anni, gli era sembrata l’inizio di una vita seria; quella del padre, invece, a trent’anni lo fa sentire un uomo finito.
I due avevano poco in comune. Il padre, i cui affari erano guidati in realtà dall’Olivi, leggeva libri morali, evitava i discorsi sul corpo e sulla morte e diffidava del figlio, che rideva delle cose serie: quando Zeno si fa rilasciare per scherzo un certificato di sanità mentale, il padre piange, convinto che sia davvero pazzo. Spinto dall’Olivi, fa testamento e affida all’amministratore gli affari di Zeno.
Una sera di fine marzo il padre, che lo ha aspettato per cena, gli dice di sapere molte cose che non riesce a esprimere: cerca una parola sola. È il primo segno dell’edema cerebrale. Nella notte la domestica Maria sveglia Zeno: il padre geme, privo di coscienza. Il dottor Coprosich lo dà per spacciato, ma gli applica le mignatte per fargli riprendere un po’ di coscienza. Zeno protesta che è una crudeltà, il medico si arrabbia e da allora Zeno lo odia; baciando il padre addormentato, gli augura in silenzio la morte.
Nei giorni seguenti il malato passa senza pace dal letto alla poltrona; una notte guarda le stelle e invita il figlio a guardare, ma la parola cercata gli sfugge per sempre. Alla fine, mentre Zeno lo trattiene a letto come voleva il medico, il padre grida che muore, si alza, lascia cadere la mano sulla guancia del figlio e scivola a terra morto. Al funerale Zeno si convince che lo schiaffo non era voluto e per molto tempo continua a parlare con il padre in segreto.
Perché è importante
Il capitolo racconta l’avvenimento che Zeno considera il più importante della sua vita e mostra il nodo di affetto, colpa e rancore che lo lega al padre. Il desiderio che il malato muoia in pace si trasforma in un senso di delitto; lo schiaffo finale, forse soltanto un gesto del corpo, diventa una condanna che Zeno non potrà mai smentire. Per consolarsi, ricostruisce nel ricordo un padre più forte e un figlio più debole.
Il racconto spiega l’immagine della locomotiva del Preambolo, nata ascoltando il respiro del morente, e prepara l’ultimo capitolo, Psico-analisi, dove il dottor S. interpreterà proprio il rapporto con il padre. Nella Storia del mio matrimonio Zeno cercherà in Giovanni Malfenti un secondo padre.
Passi da ricordare
«Lui morto non c’era più una dimane ove collocare il proposito.»
Senza il padre, Zeno perde anche il futuro in cui rimandava i suoi buoni propositi.
«Si tratta anzi di trovare una parola, una sola e la troverò!»
Il padre malato cerca una verità da consegnare al figlio, che non arriverà mai.
«Ed è così che augurai a mio padre la morte»
Zeno confessa un desiderio nato dalla pietà, che poi sentirà come una colpa.
«alzò la mano alto alto […] e la lasciò cadere sulla mia guancia»
Lo schiaffo del moribondo resta il ricordo più doloroso del capitolo e il segno di un conflitto mai risolto.