Libri di dominio pubblico

Riassunto

Riassunto: Capitolo 16

Cosa succede

Rientrando, Adriano Meis trova la casa in subbuglio: Adriana, venendo meno al giuramento, ha rivelato il furto, e Papiano ha perquisito il fratello Scipione davanti a tutti. Adriano dichiara di aver ritrovato il denaro nel portafoglio. Adriana fugge in lacrime, mentre Papiano, pallido, capisce di essere stato salvato: piange, annuncia che porterà Scipione in una casa di cura a Napoli e lascia intendere che restituirà la dote al suocero. Disgustato di sé, Adriano decide di farsi disprezzare da Adriana perché smetta di amarlo: davanti alla Caporale si mostra freddo e calcolatore e si propone di corteggiare Pepita.

Nel pomeriggio va con Paleari, Papiano e Adriana in visita dal marchese Giglio d’Auletta, un vecchio borbonico che conserva con orgoglio i ricordi della sua fedeltà al re di Napoli. Nel salone c’è il ritratto della cagnetta Minerva, a cui lavora il pittore Bernaldez. Pepita, per punirlo di un ritardo, civetta con Adriano sotto gli occhi di Adriana, che soffre. La cagnetta non sta ferma, Bernaldez perde la pazienza, Adriano gli risponde con disprezzo e i due si insultano; Pepita sviene, e il pittore torna indietro e sfiora Adriano al viso con la mano, dichiarandosi pronto a battersi. Paleari rifiuta di fargli da padrino, Papiano si sottrae con la scusa del suo impiego e gli consiglia di rivolgersi a due ufficiali.

Adriano capisce che non può battersi, perché nessuno accetterebbe un duello senza sapere chi lui sia davvero. Per non sentirsi vile entra comunque al Caffè Aragno e chiede aiuto a un gruppo di ufficiali, ma il tenente Grigliotti lo sommerge di regole cavalleresche e Adriano se ne va tra le risate. Vaga fino al Ponte Margherita e guarda il fiume pensando di uccidersi. Poi si ribella: chi ucciderebbe? Un morto. Decide piuttosto di tornare vivo a Miragno per vendicarsi di Romilda e della suocera. In tasca trova il berretto da viaggio e gli viene l’idea: lascia sul parapetto il cappello, con un biglietto che porta il nome di Adriano Meis, e il bastone, poi si allontana cercando l’ombra.

Perché è importante

Il capitolo porta al culmine l’impotenza di Adriano: dopo il furto arriva l’offesa, e lui non può né denunciare né battersi. L’identità inventata diventa una prigione. La soluzione rovescia l’inizio della vicenda: come gli altri hanno fatto morire Mattia Pascal nella gora del mulino, così lui fa morire Adriano Meis nel Tevere, uccidendo non sé stesso ma la propria finzione. Pirandello alterna la commedia del salotto del marchese, tra ricordi borbonici e gelosie, e il dramma notturno sul ponte. Il capitolo 17 racconta il ritorno di Mattia Pascal.

Passi da ricordare

«Ecco a quale altra menzogna mi costringeva la mia condizione» Anche il gesto generoso di smentire il furto diventa per Adriano una bugia.

«Chi stavo io per uccidere? Un morto... nessuno...» Sul ponte Adriano capisce che il suicidio non avrebbe senso per chi già non esiste.

«io dovevo uccidere quella folle, assurda finzione che m’aveva torturato, straziato due anni» La decisione di simulare un secondo suicidio nasce dal rifiuto della maschera.

«Una volta per uno!» L’esclamazione sottolinea la simmetria tra la prima e la seconda morte del protagonista.