Cosa succede
Guido Speier invita Zeno Cosini a lavorare nella ditta che ha fondato a Trieste con il capitale del padre, e Zeno accetta senza compenso, occupandosi della contabilità. Nell’ufficio lavorano il giovane Luciano e poi Carmen, una bella impiegata che Guido assume subito e corteggia apertamente. Gli affari vanno male: un ordine di solfato di rame mai revocato costringe la ditta a comprare sessanta tonnellate di merce proprio mentre il prezzo scende.
Intanto Ada, dopo la nascita di due gemelli, si ammala del morbo di Basedow, che le toglie la bellezza, e va a curarsi in una casa di salute a Bologna. A fine anno il bilancio compilato da Zeno mostra la perdita di metà del capitale. Guido chiede ad Ada di coprirne una parte e, davanti al suo rifiuto, simula un suicidio con la morfina per ottenere il denaro. Ada, ancora innamorata del marito, chiede a Zeno di aiutarlo come un fratello.
Guido comincia poi a giocare in Borsa con l’agente Nilini e, dopo qualche guadagno, perde somme enormi. Zeno si offre di pagare una parte del debito, ma Ada e la madre, consigliate da un avvocato, rifiutano. Una notte Guido ingerisce del veronal e lo annuncia alla moglie, che crede a una nuova finzione; la pioggia torrenziale ritarda i medici e al mattino è morto. Zeno ricorda di avergli spiegato, una sera in barca, che chi vuole morire davvero prende il veronal al sodio: sulle boccette legge soltanto «Veronal» e capisce che Guido non voleva morire, ma non lo dice a nessuno.
Per salvare il patrimonio degli Speier, Zeno continua a giocare in Borsa a nome di Guido e in pochi giorni recupera tre quarti della perdita. Assorbito dagli affari, segue per errore il funerale di un altro e manca a quello dell’amico. Ada, sconvolta, lo accusa di non aver mai amato Guido. Prima di partire per Buenos Aires lo saluta come un fratello, e Zeno la vede allontanarsi senza averle dimostrato la propria innocenza.
Perché è importante
È il capitolo più lungo e più romanzesco del libro. Guido, che nella Storia del mio matrimonio appariva il vincitore, si rivela fragile e presuntuoso, destinato alla rovina, mentre Zeno, che si considerava inadatto al commercio, dimostra di saper lavorare e perfino di salvare la situazione. Il narratore insiste sulla propria bontà, ma lascia intravedere il rancore e l’invidia con cui ha assistito al crollo dell’amico: l’accusa di Ada e l’assenza al funerale restano senza una risposta convincente.
Il capitolo chiude la storia dei rapporti con la famiglia Malfenti e prepara l’ultimo, Psico-analisi, dove Zeno tornerà a interrogarsi sul confine incerto tra salute e malattia.
Passi da ricordare
«La vita non è nè brutta nè bella, ma è originale!»
La battuta, detta a Guido in un momento difficile, esprime lo sguardo stupito e ironico di Zeno sull’esistenza.
«Dunque non veronal al sodio. Come nessun altro io potevo ora essere certo che Guido non aveva voluto morire.»
Zeno è il solo a sapere che la morte di Guido è stata un incidente, e sceglie di tacere.
«Tu che non lo amavi!»
L’accusa di Ada colpisce Zeno proprio quando crede di aver dimostrato la sua devozione all’amico.
«Ecco ch’essa ci abbandonava e che mai più avrei potuto provarle la mia innocenza.»
Il capitolo si chiude su un’innocenza che Zeno afferma ma non riesce a dimostrare.