Giacomo Leopardi

Operette morali

Prose filosofiche, 1824–1832. 24 sezioni, 53 versi.

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Di cosa parla

Le Operette morali sono una raccolta di prose, per lo più in forma di dialogo, che Leopardi scrisse soprattutto nel 1824 per poi ampliarla fino al 1832. Attraverso situazioni immaginarie e personaggi allegorici o storici — la Natura che risponde a un Islandese, un venditore di almanacchi che parla con un passante, il gallo silvestre che canta all’alba, le mummie di Federico Ruysch — l’opera affronta con tono ironico e distaccato i grandi temi del pensiero leopardiano: l’infelicità come condizione naturale dell’uomo, l’indifferenza della natura ai destini individuali, il ruolo delle illusioni e la vicinanza costante della morte.

Pubblicata per la prima volta nel 1827, l’opera fu poi rivista e ampliata da Leopardi negli anni successivi. Le Operette morali rappresentano, insieme ai Canti, l’altro grande versante della produzione leopardiana e sono considerate tra i testi più importanti della prosa filosofica italiana dell’Ottocento, per l’originalità con cui uniscono rigore concettuale, invenzione narrativa e uno stile ironico e misurato. Anticipando temi che il pensiero europeo avrebbe ripreso nel Novecento, restano un riferimento per chi si accosta alla riflessione leopardiana sul senso dell’esistenza al di fuori della forma poetica.

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L’autore

Giacomo Leopardi

Poeta, Recanati 1798 – Napoli 1837

Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, nelle Marche, primogenito di una famiglia nobile ma economicamente in difficoltà. Il padre, il conte Monaldo Leopardi, uomo di cultura dalle idee politiche conservatrici…

Vita e opere

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